Perché Rational Aesthetics?

La mia idea era quella di trovare un titolo che intendesse l’applicazione dell’approccio razionale a tutto ciò che riguarda la cultura finalizzata a migliorare il proprio fisico. Molti usano la parola “scientifico” per dare nome al proprio progetto, ma questo termine è piuttosto abusato e chiunque con il pretesto che “lo dice la Scienza” può pretendere di far valere le proprie opinioni spesso troppo personali e parziali. Un errore argomentativo molto comune consiste infatti nel proporre una propria idea personale sulla base di qualche termine, nozione o meccanismo scientifico preso fuori contesto per far sembrare (e illudere se stesso) che essa sia fondata in quanto basata sulla scienza. Niente di più lontano da quello che intendo.

La mia idea non è quella di promuovere i miei scritti solo perché all’interno si citano nozioni scientifiche usate in maniera gratuita. Ho piuttosto l’intento di presentare la teoria in una maniera non troppo complessa, comprensibile ma interpretata in maniera più corretta e logica, cioè razionale. Siamo pieni di siti o libri scritti da persone autorevoli (anche ricercatori e professori) sulla base di complesse nozioni scientifiche, ma sono ben pochi gli autori (e lettori) che con estrema obiettività, e scevri da preconcetti, quelle nozioni le sanno veramente interpretare mettere in ordine in maniera logica per estrapolare una conclusione reale e utile nella pratica. Interpretare la teoria correttamente per metterla in pratica è effettivamente un’abilità di pochi, e per esperienza so che non basta una laurea per saperlo fare. Per questo oltre a teorici bisogna essere anche praticanti, e io voglio rappresentare esattamente il punto di incontro tra questi due mondi.

Riguardo alla seconda parola, il termine bodybuilding sarebbe risultato scontato e probabilmente più associato agli stereotipi estremi del bodybuilder professionista alla Mr. Olympia dopato 365 giorni l’anno o quasi. Vorrei precisare di non avere assolutamente niente da dire sul bodybuilding del doping, una scelta di vita che secondo me merita rispetto e ammirazione, ma il mio intento è rivolgermi anche ad una categoria di persone che potrebbe essere distante da quel tipo di bodybuilding agonistico, e per le quali i miei lavori possono comunque rimanere di grande interesse. Non mi rivolgo quindi necessariamente ad atleti agonisti – natural o doped che siano – ma piuttosto a chiunque voglia capire come adottare un approccio razionale (perché non mi piace dire ‘scientifico’) per migliorare il proprio fisico e la qualità della propria vita. Bodybuilding avrebbe richiamato perlopiù l’attenzione di neofiti o persone poco prone alla cultura, e forse avrebbe allontanato una certa fetta di pubblico che voglio invece richiamare. Così, anche per trovare un’accezione un po’ più orginale la scelta doveva ricadere su qualcosa di affine, come physique o aesthetics, termini che oggi vanno per la maggiore per riconoscere delle categorie di bodybuilding nascenti, anche se spesso denigrate dai puristi della vecchia scuola e dai bodybuilder tout court.

Alla fine ho scelto aesthetics dopo aver letto l’affascinante incipit di Wikipedia: “L’estetica è un settore della filosofia che si occupa della conoscenza del bello, naturale, artistico e scientifico, ovvero del giudizio morale e spirituale.” Se la seconda parola doveva inizialmente riferirsi al mero e superficiale aspetto fisico, con estetica il mio progetto trova un senso molto più ampio e profondo, toccando non solo il bello e l’artistico, ma anche lo spirituale, l’etico, il filosofico ma allo stesso tempo, ancora, lo scientifico. Credo che non potesse esistere parola migliore per descrivere i miei intenti. Sia chiaro, non sono uno sciamano, un filosofo o uno scienziato, ma l’idea che queste disicpline possano influenzare il contenuto dei miei lavori mi alletta, allontandomi da quello scomodo stereotipo del palestrato o del personal trainer medio nel quale non mi riconosco sotto molti aspetti.

Solo in seguito sono venuto a conoscenza del fatto che rational aesthetics è un termine già esistente, una sorta di punto di incontro tra filosofia e scienza. Si tratterebbe di una branca dell’estetica (e quindi della filosofia) che ritene come l’effetto dell’arte sullo spettatore possa essere analizzabile, codificabile e spiegato razionalmente, invece che affidarsi ad argomentazioni astratte e retoriche. In altri termini credo si possa trattare della lettura del bello in chiave tecnica-scientifica, e forse questa branca della filosofia può avere qualcosa in comune col mio progetto.