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28 gennaio 2018
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La “triste” verità per perdere grasso

*Immagine tratta dalla pagina di Joseph Agu.
Beh, forse triste è eccessivo. Trovare un modello alimentare che funzioni per perdere grasso per il singolo è una gran cosa, ma quando intendiamo “che funzioni”, intendiamo che instauri, in uno modo o nell’altro la restrizione calorica.

Gli autori delle diete commerciali hanno il brutto vizio (ma altrimenti non sarebbero commerciali) di attribuire magiche proprietà ai modelli alimentari che propongono. Si divertono tanto a parlare di meccanismi complessi, che come sempre sono di grande impatto per chi è ignorante (il 99% delle persone) per dare un valore alla loro dieta. “Questa dieta fa perdere grasso perché l’insulina, gli eicosanoidi, l’autofagia, i corpi chetonici, l’adattamento lipidico, il cibo dell’uomo dell’antichità, e bla bla bla”, quando alla fine, ogni volta che un modello dietetico di questo tipo viene sottoposto a sperimentazione per verificare il vero ‘perchè’ funziona per perdere grasso, si scopre che è l’induzione della restrizione calorica.

Ma ovviamente questi autori fanno sempre cherry picking, ovvero omettono tutti i dati che provano questo principio, prendendo spesso in considerazione solo le singole ricerche che vogliono loro per cercare di provare, in maniera nettamente fallace, che il loro metodo funziona per altri motivi. Il classico metodo dello studio meccanicistico acuto che osserva la “fosforilazione di questa proteina che potenzia l’ossidazione dei grassi”, quanto poi se ti vai a vedere cosa accade a lungo termine sull’uomo in condizioni equiparate crolla il palco. La scienza signori, quella vera, non funziona così, bisogna valutare anche il resto dei dati, anche quelli scomodi.

Parlare di supercazzole basate sui meccanismi è facile, lo può fare chiunque, diventa semplicemente più credibile in proporzione al prestigio di un titolo o della popolarità di chi li propone. Ma la “credibilità” purtroppo è un concetto fallace, il metodo scientifico non tradisce, e io personalmente non vengo influenzato da questi fattori irrazionali come valutare oggettivamente perché una dieta una dieta funziona in questo senso. Chissà perché ogni volta che sono andato a verificare il tipo di studio più attendibile per stabilire questi perché, ho sempre trovato che fosse la restrizione calorica ad aver permesso la perdita di grasso.

E’ chiaro che poi un certo confitto di interessi (che è palese in queste circostanze) porti l’autore di una dieta a difenderla a tutti i costi “no questa dieta non funziona per il taglio delle calorie, ma per la formula che ho promosso”. E grazie, ci hai investito un capitale, chi è l’idiota che anche solo accetterebbe i veri motivi per cui funziona il suo metodo?

Ma c’è anche l’importante questione della buona fede, non vorrei ridurre tutto al vile denaro. Anche se l’autore fosse partito in buona fede e solo dopo gli venissero presentati dei dati che ridiscutono il suo metodo e spiegano il vero perché del suo funzionamento, lui non lo accetterebbe a priori, e si appiglierebbe a qualsiasi (ir)razionalizzazione possibile (dissonanza cognitiva) per continuare a credere a quello che ha sempre creduto. Dopo tutto gli conviene sotto molti aspetti, non solo economicamente ma anche per una questione di reputazione. Che figura ci farebbe davanti al pubblico?

Ma ve lo vedreste voi un autore di una dieta a cui vengono mostrati una serie di studi che spiegano il vero perché il metodo funziona? Quando si è mai visto che un autore valuta i dati e dice “ah ok, avevate ragione voi, ritiro tutto”. Non esiste, ed è spiegato dalla dissonanza cognitiva. Perché questo minimizzerebbe il valore del metodo agli occhi di molti, la gente non gli crederebbe più, perderebbe credibilità, e quindi per un motivo o per l’altro, non lo ammetterebbe mai.

“È difficile far capire qualcosa ad una persona, quando il suo stipendio dipende dal fatto di non capirla.” (Upton Sinclair)

Beh, io lo farei e lo farò quando pubblicherò il mio libro, lo prometto. Dirò il vero perché i miei metodi funzionano.

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